Franz Kafka Museum

Forse alcuni di voi avranno notato la mia assenza la scorsa settimana, o forse no ma va bene, siete perdonati!
Il motivo della mia assenza era dovuto al fatto che me ne sono andata una settimanella a Praga (per un congresso in realtà, ma non mi sono fatta mancare nulla)!

Ma ovviamente non potevo andare in una città così bella e non pensare a tutti voi, così ho organizzato il mio giretto libero in vista di farvi un piccolo post a tema! Ed è così che nel mio tour della città ho fatto tappa al Franz Kafka Museum!!! E ora vi racconterò questa esperienza e spero che potrete gradirla!

Premetto che per raggiungere il museo si può fare una bellissima passeggiata che comprende il passaggio sopra al meraviglioso e suggestivo Ponte Carlo, di cui vi mostro qualche fugace immagine (particolari)!

blogprag2Proseguendo sulla vostra destra, dopo aver curiosato tra gli spassosissimi botteghini di marionette, gioielli tipici e negozietti di souvenir e laboratori artigianali, troverete, alla vostra destra, il Franz Kafka Museum, che sorge all’interno di una piazzetta con bar in cui potrete fermarvi a sorseggiare una buona birra Ceca (o quel che più vi aggrada) prima di ripartire per il vostro tour della città.

L’immagine a misura reale del nostro beniamino ci accoglie all’ingresso, ma prima bisogna fare il biglietto al negozietto di souvenir che sta proprio di fronte. Siete pronti? Avete fatto? Allora possiamo andare!!!

kafka 001Come potrete notare il costo del biglietto è di 200 Corone, che equivalgono, all’incirca, a 8€.

Ed ora che sapete quanto avete speso, preparatevi ad iniziare un’esperienza molto, molto particolare! Come va di moda in questi anni, anche questa mostra è impostata come esperienza sensoriale. Varcando la soglia del museo, verrete inghiottiti nell’atmosfera scura e misteriosa che vi accompagnerà fino al termine (più o meno ci vuole un’ora – anche se non ne sono certa, dopo un po’ si perde la cognizione spazio-temporale!).

Suoni e rumori della città vi accoglieranno, rimanendo in sottofondo, mentre si snodano davanti ai vostri occhi le immagini della città che ha così tanto influito sull’identità dello scrittore, unitamente alla sua famiglia, di cui sono mostrati alcuni ritratti e pannelli con l’albero genealogico.
Le relazioni familiari, come per tutti, hanno molto formato l’identità e la personalità di Kafka, e come molti di voi sapranno, in particolare la sua relazione turbolenta con il padre, che durerà per tutto l’arco della sua vita, sarà quella che lo segnerà più profondamente.
Prova evidente di questa relazione che provoca in lui sofferenza, dolore, rabbia, è uno dei suoi scritti più famosi, intitolato “Lettera al padre”, pubblicato postumo nel 1952, ma scritta nel 1919, quando lo scrittore aveva 36 anni. Qui l’autore descrive e critica il comportamento autoritario del padre, inserendo racconti della vita familiare, alternando i sentimenti di ammirazione e disprezzo per la figura, quasi dispotica, del padre. Questo, come dicevo, è uno dei testi fondamentali di Kafka, in cui emergono i presupposti del suo modo di scrivere e sentire, mostrando ai lettori come siano state influenti per lui le dinamiche relazionali con la figura paterna.
La critica nei confronti del suo mondo educativo emerge anche dai diari, in cui Franz sfoga il suo malcontento:

“Se ci penso, devo dire che la mia educazione mi ha danneggiato sotto molti punti di vista. Questo rimprovero colpisce una notevole quantità di persone, vale a dire i miei genitori, alcuni parenti, determinati visitatori della nostra casa, diversi scrittori, di sicuro una cuoca che per un anno mi accompagnò a scuola, una moltitudine di maestri […], un ispettore scolastico, passanti a passeggio a passo lento, insomma questo rimprovero penetra come un pugnale nella società.”

Ora fidatevi di me, e se potete avviate il file musicale: sarà come essere lì!

Il percorso, in un’atmosfera cupa di semioscurità, spezzata dalle luci dei pezzi esposti, continua. Mentre su uno schermo vengono proiettati filmati di una Praga d’epoca, la musica incalza, e le note soavi e struggenti e potenti della Moldava di Smetana riempiono l’aria e quasi certamente vi faranno commuovere per la loro bellezza ai limiti del sublime. A me fanno commuovere anche in mezzo al traffico, ma io sono un caso a parte!

Dai vari documenti, capiamo che per Kafka la sua città, Praga, è per lui sia una gabbia sia un rifugio, e che con il tempo il giovane scrittore sviluppa una sorta di repulsione nei confronti del proprio corpo, tanto che nei diari parla spesso del suo “miserevole aspetto”.
Vi sono poi testimonianze della vita sociale di scrittori e filosofi dell’epoca, a quel tempo gli scrittori di Praga che scrivevano in lingua tedesca si riunivano al Caffè Arco, ed erano stati ribattezzati “Arconauti”, ma vi è anche il noto circolo dei filosofi a casa Fanta, una casa contraddistinta da un unicorno scolpito in rilievo sulla facciata. In questo luogo, oltre a Kafka, si recavano anche Brod (scrittore e grande amico di Kafka), Weltsch (filosofo e giornalista) e nel periodo in cui insegnava a Praga anche Albert Einstein, insieme ad altri filosofi e pensatori dell’epoca; qui si discuteva, tra i vari temi, anche di Hegel, Kant, di psicoanalisi, teoria della relatività e teoria quantistica.

Kafka, che è un impiegato, laureato in legge, vive con grande insoddisfazione la sua vita lavorativa, che poco si concilia con la sua vocazione di scrittore. Scrive infatti:

“L’ufficio? Che io possa un giorno liberarmene è del tutto escluso. Che un giorno però debba necessariamente liberarmene perché non riesco più ad andare avanti, questo non è affatto escluso. La mia insicurezza e la mia inquietudine interiori sono spaventose da questo punto di vista e anche in questo caso la vera ed unica ragione è la scrittura. […] La scrittura e il lavoro d’ufficio si escludono a vicenda, poiché il centro di gravità della scrittura è nel profondo, mentre quello del lavoro d’ufficio è in alto nella vita. Così si va su e giù e ciò non può che provocare una lacerazione.”

Vi è poi nel museo un lungo percorso di schedari, che richiamano il lavoro d’ufficio dello scrittore, ma dai cassetti aperti possiamo invece ammirare alcuni suoi scritti, alcune prime pubblicazioni dei suoi volumi, ed è un percorso che esplicita molto bene questa inquietudine di cui scrive Kafka, che nei momenti più difficili arriva a descrivere il suo ufficio come un “covo di burocrati”. Molto attuale in verità!

Kafka

E veniamo alla parte “gossippara” della vita di Kafka: ebbene sì! All’ingresso in una nuova sala, vediamo appese delle casse di vetro in cui troviamo le fotografie delle varie compagne di Kafka, che tormentato sì, ma aveva indubbiamente un fascino tutto suo, infatti ha avuto alcune compagne ma senza mai impegnarsi…infatti al sentire la parola matrimonio andava subito in crisi!
Ma facciamo una velocissima panoramica delle sue conquiste: Felice Bauer – 5 anni di tira e molla (!!!), Julie Wohryzek – fugace fidanzamento poi interrotto per dubbi personali e per l’opposizione del padre al matrimonio con la ragazza a causa del rango inferiore della famiglia di lei, Milena Jesenka, giornalista – Fu Kafka a lasciarla, ma lei lo amò per tutta la vita, fino alla propria morte in campo di concentramento 😦 , e infine Dora Diamant, che accompagnò lo scrittore fino alla morte, avvenuta nel 1924 a causa della tubercolosi.

Quando a Kafka fu diagnosticata la turbercolosi, non sembrò stupirsi, infatti come riportano le lettere, scriveva:

“Intimamente, infatti, non credo affatto che questa malattia sia tubercolosi, o perlomeno non prevalentemente tubercolosi, bensì il mio fallimento totale. […] Quel sangue non proviene dai polmoni, bensì dal colpo mortale inferto da uno dei lottatori.”

Ed ecco qua un riassunto il più fedele possibile di questa esperienza conoscitiva e sensoriale. Per ovvi motivi ho dovuto tralasciare alcune parti troppo dettagliate, sulle opere, su alcune parti della sua vita. Spero però che questa gita, anche se non di persona, vi abbia fatto piacere e se siete rimasti con me fino a questo momento vi ringrazio per la pazienza!
Indubbiamente c’è molto altro da dire e non basta un post, ma magari in futuro, se vorrete, potremo affrontare nuovamente questo autore! 🙂

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9 thoughts on “Franz Kafka Museum

  1. ho visitato praga in gita scolastica all’ultimo anno di superiori. l’ho trovata bellissima e mi sono ripromessa di tornare da grande per apprezzare tutte le sue peculiarità! il ponte carlo è troppo caratteristico con i musicisti che suonano per allietare i visitatori! tante cose da vedere! sfiziosa è la stradina così piccola che si può passare solo uno alla volta e alle estremità c’è un semaforo perchè altrimenti si rimane bloccati!!! il museo di kafka da come lo racconti è sicuramente un’esperienza da vivere, potendo tornare a praga!

    • Hai proprio ragione, è davvero una bellissima città e merita di essere scoperta nei dettagli, vivendola giorno per giorno. Anche io l’ho visitata un po’ di fretta a causa delle conferenze del congresso a cui ho dovuto partecipare, ma magari un giorno ritornerò! 🙂

    • Ciao mia cara, grazie di avermi pensato! Io me la cavo abbastanza bene, e tu? Spero che potrai visitarla un giorno, è davvero un luogo che ispira tante cose. Anche io adoro i musei, ogni volta trascino gente a vedere cose per loro noiosissime mentre io mi gaso! ahahahah 😀 W i musei!!!! :*

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