Il giorno che ci incontrammo

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Passabile 2Dopo qualche giorno di assenza torno per recensire un libro, che come noterete dai due cuoricini solitari, non mi ha molto entusiasmato.
L’autrice, Lizzie Enfield, è una giornalista freelance e insegnante di scrittura creativa, oltre che scrittrice di romanzi. Potete visitare il suo sito (dalla grafica all’altezza del suo libro) proprio QUI.
“Il giorno che ci incontrammo” – titolo orribile, per quanto azzeccato – è la traduzione dell’originale “Uncoupled”, molto più accattivante, anche se non voglio fare la solita anglofila rompiscatole, quindi passo subito alle altre note dolenti.
La storia, di per sé, non sarebbe così orrenda, se non fosse che la scrittrice non ha osato. E’ sempre rimasta entro situazioni ambigue, da cui era “facile”, per certi versi, sottrarsi.
Manca pertanto l’audacia, che sembrava poter spiccare grazie all’inserimento di alcuni espedienti dal grande potenziale. Poteva uscirne un buon thriller, persino. Che sarebbe stato mille volte meglio di questa melensa interpretazione dell’amore coniugale diviso tra fedeltà e adulterio, con una protagonista che, rimasta intrappolata sul treno dopo un grave incidente ferroviario, prova dei sentimenti contrastanti e confusi per l’uomo che era casualmente insieme a lei in quel momento molto delicato e difficile, e che in effetti no, non era suo marito.
In questo libro si parla in definitiva di confusione di sentimenti, di crisi coniugali, di scappatelle, di pettegolezzi beceri tra colleghi di lavoro alla macchinetta del caffè, tutti risolti alla fine nel migliore dei modi, senza grandi colpi di scena.
Se almeno ci fosse stato il coraggio di far andare qualcosa in modo più naturale…e non così banale da risultare mieloso, probabilmente avrei assegnato una stellina in più, ma l’ovvietà del concludersi delle varie vicende mi ha lasciata un po’ interdetta. Certo, l’amore trionfa sempre, i pettegolezzi sono solo pettegolezzi, un bacio non significa nulla….non c’è quello “sporcarsi le mani”, quel cedere alle tentazioni in modo istintivo, come in realtà purtroppo (o per fortuna?) spesso accade. E certo, descrivere quel tipo di decadenza coniugale o di coppia sarebbe stato effettivamente molto più difficile, ma l’autrice evita di entrare in contatto con questo lato “sporco” dell’esistenza.
Vi è poi la “genialata” – passatemi il termine slang – il personaggio ideale per salare e pepare un po’ la storia: una giovane vedova psicopatica, un po’ turbata, sadica, vendicativa, con manie di onnipotenza…che però è più innocua di un barboncino con il maglione e le scarpette da passeggio (che vi giuro esiste, l’ho visto personalmente!).
I figli della protagonista non fanno eccezione, in questa allegra fiera delle banalità: prima adolescenti stereotipati e poi orgoglio di mammà e papà perché si prodigano per la famiglia, cosa questa su cui i genitori non avrebbero mai scommesso (poveri figli!).
Insomma, una lettura deludente, che non vi consiglio, a meno che proprio non siate annoiati o a meno che la mia recensione negativa non vi abbia fatto venire voglia di controllare se davvero questo libro è così bruttino.
Su Goodreads, il romanzo si piazza con 2,96 stelline, il voto più basso rispetto agli altri libri scritti dalla Enfield, di cui il migliore sembra essere “Living with it”, pubblicato in lingua originale a Giugno 2014, che si afferma con 3,6 stelline, ma pare (se avete notizie contrastanti avvisatemi pure!) che non sia ancora stato pubblicato in Italia….

Che sia un segno del destino? 😀

 

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17 thoughts on “Il giorno che ci incontrammo

  1. Mi fido di te Debbie, grazie, mi sei molto utile, io compro a volte per curiosita’ e poi rimango delusa, un abbraccio preziosa amica, ❤

    • Grazie! Purtroppo è così, niente di male, mi aiutano a sfogare il dente avvelenato! ahah XD Libri antistress! Una meraviglia! 😀 Buona giornata anche a te!

  2. ma per la carità…. come fai a non abbandonarli a metà sti libri??? tu sei molto più brava di me… :)))) il barboncino con le scarpe… o mi ci fai la foto o non ti credo!:))))))))

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