Le bambine che cercavano conchiglie

www.mondadoristore.itCarino 3In procinto di un’estate che ancora non si sta facendo vedere nel pieno delle sue potenzialità, ho affrontato la lettura di questo tomo che, secondo il mio cervellino, doveva parlare di mare, coste meravigliose, bambine allegre che appunto cercano conchiglie sulla spiaggia. E invece no, ma va-bene-così! Ormai sono abituata al flop del titolo, sto sviluppando una specie di cromosoma geneticamente modificato per sopravvivere all’agonia dei titoli messi a casaccio! Posso sempre dargli un titolo fittizio: “Le bambine che cercavano traumi”, sicuramente più adatto e consono! 😀

Ma non crediate, perché se è vero che mi aspettavo qualcosa di completamente diverso, in realtà ho apprezzato questa lettura, ampia e non troppo impegnativa dal punto di vista stilistico.
Già da subito l’atmosfera devo dire che si presenta come cupa, infatti l’allegra famigliola, causa lutto improvviso dei “vetusti” genitori di lui, si trasferisce in un magnifico cottage sulla costa, che uno pensa “Ommioddiochefigata!”. E invece no. La madre deve rinunciare alla sua indipendenza e al suo lavoro e finisce per odiare se stessa, la sua vita, suo marito, 36 dei suoi antenati e poco ci manca che non sopporti più manco le figliolette.
E nessuno – tantomeno io – gliene farà una colpa, che effettivamente prima di prendere decisioni si potrebbe anche rispettare la volontà di una donna di lavorare e contribuire al sostentamento della famiglia e alla realizzazione di se stessa dal punto di vista lavorativo, senza per questo sentirsi minacciati nella propria virilità. Ma tant’è, questa era una piccola parentesi personale, prendetela in quanto tale! 😛
In questo “meraviglioso” clima di sacrificio umano e sofferenza esistenziale, si incastona la storia vera e propria, che in soldoni riguarda un super lutto. Evitentemente l’autrice, Hannah Richell, ci aveva preso gusto.

Prosegue così la storia di questa famiglia, che ci mette più di dieci anni per ritrovare una parvenza umana, per darsi un contegno e andare avanti, dissestata e buttata all’aria da sensi di colpa, colpevolizzazioni, depressioni, tradimenti, menzogne…insomma, si naviga per un pezzo nel torbido.
Però poi è in fondo anche una storia di resilienza, di crescita personale, di elaborazione del lutto, di accettazione della realtà e di sforzi non indifferenti per ricucire degli strappi che sembravano insanabili.
Dunque, la storia non è solo tristezza e devastazione, ma anzi, il resoconto di come la devastazione possa essere tremenda, senza ombra di dubbio, ma anche affrontabile, lasciandosi tempo e raccogliendo energie per rimettere a posto tutti i pezzi, perdonare gli altri e soprattutto perdonare se stessi.

Ecco quindi cosa penso di queste 410 pagine. La vita è imprevedibile, è fonte di enormi sofferenze, di incomprensioni, di dolori che a volte ci sembrano davvero insormontabili. Eppure, gli esseri umani hanno in sè una forza che ha dell’incredibile, che permette loro di andare avanti, magari anche trascinandosi per qualche tempo, ma che nel tempo permette di ricucire ferite e risanare gli animi, e anche, nonostante tutto, di tornare a sorridere.

Se posso consigliarvi, forse la lettura è più invernale che estiva, ma poi sta a voi decidere se e quando affrontare questa storia difficile ma piena di speranza. 😉

Debbie

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8 thoughts on “Le bambine che cercavano conchiglie

  1. Ecco la fregatura dei titoli e delle cover, 😀 grazie Debbie, come sempre, delle ottime recensioni, un abbraccio e buona serata, ❤

  2. Grazie Mamma

    Grazie mamma
    perché mi hai dato
    la tenerezza delle tue carezze,
    il bacio della buona notte,
    il tuo sorriso premuroso,
    la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
    Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
    hai incoraggiato i miei passi,
    hai corretto i miei errori,
    hai protetto il mio cammino,
    hai educato il mio spirito,
    con saggezza e con amore
    mi hai introdotto alla vita.
    E mentre vegliavi con cura su di me
    trovavi il tempo
    per i mille lavori di casa.
    Tu non hai mai pensato
    di chiedere un grazie.
    Grazie mamma.

    Judith Bond

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